Il postino suona sempre due volte, dicono.
Da me suona sempre e basta: per ragioni ignote, il mio citofono diventa puntualmente l’unico pulsante cliccabile dell’intero condominio.
Non so se sia una maledizione, un difetto di fabbrica o la mia solita sfiga ma, ovunque io viva, casa mia si trasforma nel varco privilegiato per chiunque abbia bisogno di accedere al palazzo.
Portalettere, fattorini, venditori di aspirapolveri, missionari, tizi che hanno sbagliato strada, gente che non sa dove sta andando: tutti, invariabilmente, finiscono da me.
Non importa quanti appartamenti ci siano nello stabile.
Tre o trenta non fa alcuna differenza, perché il pulsante che viene selezionato è sempre il mio.
Gli altri citofoni, a quanto pare, esistono solo per arredamento.
Decorativi.
Simbolici.
Finti.
Per anni ho pensato che questa fosse una caratteristica del quartiere in cui vivevo prima, una di quelle stranezze condominiali che ti capitano e basta – tra le altre sfortune.
Il postino, per esempio, aveva due modalità operative ben precise.
Quando doveva recapitare a qualcun altro suonava sempre da me.
Per farsi aprire, per infilare volantini, per imbucare posta.
C’ero sempre io.
Quando invece doveva portarmi qualcosa, non suonava. Mai.
Poi scendevi a controllare la cassetta e trovavi l’avviso di mancata consegna, nonostante fossi viva, vegeta e perfettamente raggiungibile.
Il portapizze, invece, sembrava avere un problema di orientamento selettivo.
Confondeva di continuo il mio interno con quello di un vicino, nonostante numeri e cognomi fossero diversi, ignorando evidentemente anche le indicazioni riportate sull’ordine.
Per di più non era neppure lo stesso runner a essere di turno ogni volta.
Quindi, a una certa, ho iniziato a sospettare che forse il mio citofono fosse considerato la tappa di avvio del giro pizze, una sorta di punto di partenza non ufficiale.
Per quanto riguarda le spedizioni Amazon, quelle seguivano addirittura una logica che sfiorava il paranormale.
Ogni volta che acquistavo qualcosa online, magicamente arrivavano pacchi anche per altri due abitanti del palazzo. Sempre gli stessi due.
Come se avessimo un abbonamento collettivo, facendo shopping tutti nello stesso momento, con la stessa frequenza e scegliendo lo stesso giorno di ricezione.
Qualcosa di statisticamente improbabile, eppure succedeva.
Praticamente, proprio in quei rari casi che la citofonata era davvero per me, un normale ritiro diventava qualcosa di inspiegabile.
Il top, però, era quando i miei ordini venivano lasciati in un altro edificio della zona.
Stesso civico, stesso interno, ma con numeri invertiti rispetto ai miei.
Una trappola perfetta per il corriere medio, perché bastava leggere il nome dell’effettivo destinatario, ma evidentemente era chiedere troppo.
In quel caseggiato viveva un altro membro del club della sfiga che, non solo si ritrovava in buca lettere non sue, ma quello che era destinato a me gli veniva proprio abbandonato davanti alla porta.
Molto probabilmente eravamo finiti entrambi nella blacklist della corrispondenza italiana.
Quel poveraccio, ormai un martire della logistica, si faceva regolarmente la scarpinata fino alla mia abitazione per riportarmi ciò che aveva fatto il giro dell’oca, prima di poter finalmente arrivare nelle mani giuste.
A ogni modo, nell’anormalità di tutta quella situazione, ero convinta che quel tipo di sventure si fosse estinto con il trasloco.
E invece… indovinate?
Stessa storia anche qui. Identica. Precisa. Copiata e incollata da un’altra regione.
Il postino, come da prassi, suona sempre da me per farsi aprire il portone.
Quando invece deve portarmi qualcosa, lascia la merce dove capita: in mezzo al passaggio, davanti all’androne, nel posto esatto in cui dà più fastidio.
In alcuni casi, i miei articoli sono stati perfino recuperati da vicini di passaggio che li hanno messi al sicuro, completando loro la consegna proprio come faceva il martire di cui sopra.
In tutto ciò, continuo a chiedermi perché quello che dovrebbe raggiungermi direttamente, debba sempre fare un intero pellegrinaggio prima di bussare alla mia porta.
Come se poi non bastasse, anche il lavascale continua a suonare a casa mia per varcare l’ingresso condominiale.
Di conseguenza mi è sorto un secondo dubbio, destinato a rimanere irrisolto proprio come quello precedente: prima del mio arrivo, tutta questa gente come faceva a entrare?
L’unica cosa certa, finora, è che ovunque io vada il mio citofono diventa automaticamente il front office dell’intera palazzina.
Forse l’universo sta cercando di dirmi qualcosa, perché a quanto pare in qualsiasi luogo mi ritrovi, finisco sempre dietro un bancone immaginario.
Magari un giorno mi ci metto davvero a fare la portinaia, con tanto di campanello d’ottone e registro delle entrate.
Nella vita mai dire mai: dopotutto, “gli errori degli altri sono i nostri migliori maestri“.

Anche da me suonano sempre a caso. A volte mi chiedono di aprire per consegnare pacchi a gente che non conosco 😑
Esatto! A volte mi sembra di essere la portinaia del palazzo senza aver firmato il contratto 😅
Io ormai non rispondo più… ho perso la fiducia nei citofoni 😂
Io sinceramente non aprirei.
So che lo farebbero altri, ma:
se non conosco il destinatario posso anche pensare a un trucchetto per infilarsi nel palazzo;
se so che il destinatario esiste, non ha senso che suonino a me. Se risponde lui stesso bene, se non risponde esiste la mancata consegna. Oltretutto lasciare pacchi davanti alla porta è scorretto, di rado la gente lo indica come scelta precisa, perciò attàccati (dico al corriere).
Ecco, adesso mi salgono i cinque minuti! 😅
Concordo su tutto, ma diciamo che dove abito adesso, ormai conosco la voce del postino e quella del lavascale. E quest’ultimo lascia sempre i tappeti alzati fuori dalle porte, che dimostrano il segno del suo passaggio.
Dove vivevo prima, invece, ero al primo piano, quindi aprivo di poco la porta verificando prima chi fosse, altrimenti non aprivo il portone nemmeno io. Per i pacchi invece, purtroppo molti corrieri/postini avevano una logica tutta loro lasciandoli dove gli veniva più comodo e senza accertarsi che finissero davvero al destinatario 🤷🏽♀️