Disavventure

Perdere la sanità mentale svuotando casa

“Due cose sono infinite: l’universo e la stupidità umana. Ma sull’universo non sono del tutto sicuro.”
Quando Einstein pronunciò queste parole, non esistevano ancora i gruppi Facebook dedicati allo scambio di oggetti.
Altrimenti avrebbe sicuramente capito che non era l’universo il vero problema.

Un aspetto del social che, per quanto mi riguarda, avevo quasi rimosso del tutto, come si fa con le esperienze negative che il cervello cancella per autodifesa.
Poi ho ritrovato alcune foto del mio recente trasloco, e si è riaccesa all’istante la memoria di quella giungla virtuale da cui ero uscita a fatica, convinta di essermela lasciata alle spalle.

Quando era arrivato il momento di svuotare casa, infatti, mi ero ritrovata davanti a un’apparente mission impossible.
Ovvero liberarmi di tutto ciò che non poteva seguirmi nella nuova abitazione.
Così ho iniziato a pubblicare annunci su Facebook e, sperando di recuperare almeno qualche spicciolo, ho tentato di monetizzare il possibile come una vera donna d’affari radicata nel settore dell’usato.

Peccato, però, che avessi dimenticato quanto il mondo delle vendite online potesse trasformarsi in un mercato rionale all’ora di punta, con lo stesso livello di caos, urla e trattative surreali.
Per cercare di piazzare qualcosa, le ho escogitate tutte: prezzi al ribasso, controproposte, offerta libera… e perfino l’iscrizione a un numero indecente di gruppi, nemmeno stessi gestendo un’operazione commerciale internazionale.

Eppure nulla di fatto.
Silenzio cosmico.
Fino a quando non ho provato a mettere tutto in regalo.
In quel caso, neanche a dirlo, si è spalancato un portale dimensionale.

All’improvviso si è scatenato l’equivalente digitale dell’apertura dei saldi: notifiche a raffica, gente che si prenotava per qualsiasi cosa, richieste disperate, suppliche, negoziazioni parallele.
Tizi che mi scrivevano in privato per saltare la fila, altri che cercavano di commuovermi con storie strappalacrime pur di ottenere un cestino di vimini, e chi si comportava come se stessi distribuendo organi vitali invece che vecchi complementi d’arredo.

A seguire c’è stata l’ascesa del disagio: da aspirante broker del mercatino delle pulci sono diventata una sorta di segretaria multitasking che fissava appuntamenti su appuntamenti – inclusi festivi e orari improbabili – per ritrovarmi in casa persone sempre diverse, ma tutte con evidenti manie.
Dopo un certo numero di visite, infatti, ho riconosciuto dei pattern fin troppo ricorrenti.
Ed è stato allora che ho ideato le categorie.

I Nostalgici del Baratto

Si presentavano con piccoli doni non richiesti, come se prendere qualcosa gratis fosse un peccato mortale da compensare con un’offerta simbolica.
Un gesto gentile, certo, ma completamente fuori contesto: io stavo cercando di svuotare casa, non di inaugurare un’economia alternativa basata sullo scambio di articoli a caso.
Ogni mobile che usciva dalla porta rischiava di rientrare sotto forma di qualcos’altro, trasformando il mio tentativo di decluttering in una sorta di baratto infinito.

Gli Architetti del millimetro

Professionisti della misurazione estrema, arrivavano armati di metro dopo avermi già richiesto ogni possibile dimensione via chat: larghezza, altezza, profondità, diagonale… mancava solo il segno zodiacale dell’oggetto in questione.
Una volta davanti all’arredo, però, ricominciavano da capo, come se l’unica misurazione affidabile fosse la loro.
Non ancora convinti, pretendevano persino di sapere “quanto spazio occupava in totale” un pezzo già smontato, come se io potessi ricostruirlo al volo giusto per fargli un favore.

I Prenotatori Fantasma

Scrivevano per primi, si prenotavano per tutto e ti facevano quasi sentire in difetto se non rispondevi entro cinque minuti, salvo poi sparire nel nulla di punto in bianco: eclissati, vaporizzati, non pervenuti.
Se invece, per puro caso, non svanivano subito, arrivavano le scuse per il mancato appuntamento: improvvisi lutti familiari, impegni inderogabili, malattie fulminanti, disastri d’ogni sorta.
Tutte disgrazie che si manifestavano puntuali solo in vista del ritiro concordato.

Gli Accumulatori Seriali

Sempre presenti sotto ogni annuncio di roba in regalo, come se la sola parola “gratis” fosse in grado di attivare un riflesso automatico: qualunque cosa diventava subito degna di essere recuperata.
Finivano per portarsi via tutto ciò che capitava a tiro – ombrelli sfondati, vasi scheggiati, vecchi bidoni – senza limitarsi solo a quello che poteva servire davvero.
Raccoglievano anche il superfluo, fedeli al principio non dichiarato del “non si butta via niente”.

Gli Arredatori Opportunisti

Gente che aveva appena preso casa e si rendeva conto che, con le offerte a costo zero, si poteva arredare un trilocale senza spendere un euro.
Tornavano a ripetizione, ogni volta per un nuovo pezzo da aggiungere alla collezione, scegliendo con la stessa meticolosità di chi vuole riassemblare una serie Ikea fuori produzione.
Il tratto distintivo era l’atteggiamento falsamente umile, una modestia di facciata che stonava parecchio con il loro recente status da neoproprietari.

Il Club del Reso

Arrivavano puntuali, prendevano ciò che avevano scelto con convinzione, lo rigiravano tra le mani come se dovessero farne una stima accurata… e poi ci ripensavano.
Restituivano tutto con la disinvoltura di chi riporta indietro un capo sbagliato, magari aspettandosi pure un buono sconto sui prossimi “acquisti”.
Per non ammettere l’imbarazzo, si lanciavano in spiegazioni fantasiose – foto ingannevoli, misure fraintese, dettagli sfuggiti – pur di non dire che avevano semplicemente cambiato idea.

I Benefattori Selettivi

Entravano in scena come emissari di associazioni, Onlus o enti vari, convinti che questo conferisse loro una specie di precedenza morale su tutto.
Ritiravano quello che consideravano utile con l’aria di chi sta contribuendo a una causa superiore, come se ogni articolo fosse destinato a un progetto importante.
Così talmente altruisti e disinteressati da fare comunque una cernita accurata dei pezzi migliori.

Gli Analfabeti Funzionali

Una categoria che non ha bisogno di presentazioni, data la fama che la precede.
Quelli che leggono ma non capiscono, che interpretano a caso, che trasformano ogni informazione semplice in un dialogo infinito.
Presenti ovunque in rete – e ovviamente comparsi anche sotto ai miei post – come se le categorie precedenti non fossero già bastate per mandarmi ai matti.
Il male peggiore? Impossibile evitarli.
Capivi con chi avevi a che fare solo dopo l’ennesimo messaggio privo di logica, quando ormai era già troppo tardi.

Alla fine della fiera, dopo aver quasi rischiato un esaurimento nervoso nel tentativo di gestire una situazione così assurda, mi sono resa conto che comunque “non tutti i mali vengono per nuocere“: in un modo o nell’altro, infatti, ognuno di quei personaggi improbabili mi ha permesso di svuotare casa.
Del resto, si sa, “il mondo è bello perché è vario“.
Resta solo da capire perché, nella vastità dell’universo, la traiettoria dei casi umani finisca sempre per incrociare la mia.
Un mistero che, molto probabilmente, nemmeno Einstein sarebbe riuscito a decifrare.

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5 pensieri su “Perdere la sanità mentale svuotando casa”

  1. Le associazioni (o in questo caso chi si sente individualmente investito di una missione) sono spesso le più pretenziose.

  2. Mah, non so… tutte queste categorie mi sembrano un po’ esagerate. Ok che la gente è varia, ma sembra quasi che fossi l’unica del gruppo a regalare roba 🤷‍♂️

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