Disavventure

Sono finita a Silent Hill

Per chi si fosse perso l’episodio precedente, ho traslocato da poco.
E il cambiamento è stato talmente drastico che, se prima vivevo in un quartiere in stile Carnevale di Rio per 365 giorni l’anno, ora mi ritrovo in uno scenario più simile all’alba dei morti viventi.
Non riesco a capire se sia il raggiungimento del nirvana o il preludio a un rito iniziatico, ma il contrasto è talmente assurdo che il mio subconscio non ha ancora deciso come prenderla.

Questo perché, dove abitavo in precedenza, con il riposo eravamo diventati due entità separate.
Mentre io lo cercavo disperatamente, lui scappava come se avesse un mandato di cattura internazionale.
E non perché non volessi mai dormire, anzi. Semplicemente era diventato impossibile farlo – e non per mia scelta.

Nel mio vecchio vicinato, infatti, il concetto di “silenzio” era considerato un’utopia, tipo la pace nel mondo o la puntualità dei treni – ogni riferimento agli Intercity Notte è puramente voluto.
Tutti i giorni, dalle sei del mattino (se non prima), iniziava un concerto non richiesto, h24, sette giorni su sette.
Muratori perenni, vicini che si svegliavano all’unisono come se dovessero timbrare tutti il cartellino, la scuola elementare sotto casa che all’ora della ricreazione sembrava un sacrificio umano collettivo… e, come ciliegina sulla torta, i maniaci del giardinaggio e del fai‑da‑te che potavano, tagliavano, spazzavano e lavavano terrazzi anche quando non c’era assolutamente nulla da potare, tagliare, spazzare o lavare.

Senza contare quello che avveniva nei weekend o durante gli altri giorni festivi. Infiniti party per celebrare i compleanni a ripetizione, neanche fossero tutti nati a distanza di ventiquattro ore, e immancabili serate karaoke con musica talmente alta che non superava il limite acustico consentito: lo sfondava proprio.
Tanto che a un certo punto avevo iniziato a chiedermi se stessi vivendo accanto a un locale notturno abusivo o dentro la versione taroccata di X Factor.

Una menzione speciale va, inoltre, ai vicinisentinella“, quelli che spuntavano da qualsiasi angolo come ninja ogni volta che provavo solo ad affacciarmi.
Per uscire di casa dovevo fare un vero e proprio appostamento tra controllare il pianerottolo, ascoltare i rumori, valutare se fosse il caso di rischiare la vita sociale o aspettare cinque minuti in più.
Praticamente una missione stealth, ma senza possibilità di respawn e zero ricompense.

E poi sono arrivata in questo nuovo posto, completamente diverso da tutto ciò a cui ero abituata.
Perché qui c’è il silenzio.
Ma non un silenzio normale: il silenzio totale.
Quello che solitamente nei film precede sempre qualcosa di brutto.

Nel condominio non si sente volare una mosca.
In strada, dopo le otto di sera, non passa più nessuno.
Quando scendo a buttare l’immondizia, mi sembra di essere l’unica sopravvissuta a un’apocalisse.
Le serrande sono tutte abbassate, le luci spente, l’aria immobile.
E siccome “non è tutto oro quello che luccica“, mi aspetto sempre che da un momento all’altro spunti uno zombie da qualche vicolo.
O, peggio ancora, un ex vicino che cerca di braccarmi come ai vecchi tempi.

Ma la cosa più strana è che qui regna una tranquillità quasi sospetta.
Le persone compaiono e scompaiono senza fare rumore, come se l’intero quartiere si muovesse in stile NPC per impostazione predefinita.
A volte mi guardo intorno e mi chiedo: possibile che sia finita in una città fantasma?
Ma soprattutto… esistono davvero le città fantasma o soltanto nei videogame horror?

Eppure, per paradosso, dopo anni passati a non dormire per il troppo rumore, ora faccio quasi fatica a rilassarmi per l’inaspettato silenzio.
È come se il mio cervello non sapesse se adattarsi o prepararsi alla fuga.
Forse è solo questione di abitudine.
O forse, dopo tutto quel caos, sono semplicemente sprofondata in un sonno profondo. E questo posto è il sogno che il mio sistema nervoso si è concesso per non impazzire.
Ma se così fosse, non svegliatemi.
Perché, per una volta, voglio proprio vedere come va a finire.

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7 pensieri su “Sono finita a Silent Hill”

  1. Conosco quel tipo di silenzio e no, non attraverso i videogiochi (che bello però avere una lente tutta speciale con cui guardare alla realtà!).

    Domanda: come mai tutti gli avatar nei commenti li visualizzo identici?
    Compare sempre il tuo anche sui commenti di altri utenti.

    1. Bella domanda 😅 Sono alle prime armi su WordPress e sto ancora cercando di capirci qualcosa, ma da quanto ho trovato online, sembra riguardare i commentatori senza profilo WordPress/Gravatar . Infatti nel tuo caso o di altre persone con account WordPress il problema non si presenta.
      Cliccando su questi profili esce una pagina di errore, quindi è possibile che abbiano usato dati fittizi per commentare, inclusa l’email. In teoria dovrebbe comunque uscire un avatar “vuoto”, ma data la mia sfiga il sistema ha pensato bene di aggiungerci la mia foto per riempire il buco 😂

      1. Sì, confermo che dovrebbe uscire una sagoma su sfondo grigio…
        … non voglio abbatterti, ahem, ma sappi che questo è solo il primo dei mille bug che affliggono Wp in cui sei incappata 😅

  2. La descrizione del paese in stile videogame è geniale, ma in certi punti mi sembra un po’ fin troppo esagerata… 🤔

    1. Da videogiocatrice ammetto di avere un po’ enfatizzato il racconto, ma ti posso garantire che il silenzio, la quasi assenza di persone e soprattutto il terrore di incontrare di nuovo gli ex vicini sono davvero reali 🤣

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