Disavventure

L’Intercity Notte e altre punizioni divine

Anno nuovo, vita nuova!

Quante volte ci ripetiamo questo proverbio come sorta di slogan motivazionale? E quante volte non cambia mai niente – o quasi.
Un po’ come quando ad Affari Tuoi invocano il mantra per scovare un pacco blu e puntualmente finiscono per pescarne uno rosso. E se gli dice pure bene, tornano a casa con una delle improbabili invenzioni di Herbert Ballerina.

Eppure, ogni tanto – per citare Stefano – “il mantra… funziona!”.
Così come per me, che credo fermamente nei proverbi, lo scorso dicembre qualcosa è cambiato davvero: dopo circa cinquant’anni vissuti nello stesso posto, mi sono ritrovata a fare le valigie per trasferirmi altrove – non propriamente per mia volontà, ma questa è un’altra storia.

Non si è trattato di un semplice spostamento, ma piuttosto di un trasloco epico: io, mia madre e i nostri uccellini in viaggio dalle terre del Nord-Ovest fino alla punta dello stivale.
Un’odissea talmente lunga e incasinata che il cammino di Santiago, al confronto, sembra una passeggiata tra le valli lucane.

Chiunque abbia stravolto le proprie radici almeno una volta, conosce di certo bene la parte logistica.
Quella fase caratterizzata da un grande classico: “dai la cera, togli la cera.”
Ovvero, preparare montagne di scatoloni (dopo aver deciso cosa tenere, cosa buttare, cosa regalare), smontare mobili (sempre dopo aver deciso cosa tenere, cosa buttare, cosa regalare), organizzare il viaggio, sistemare le ultime incombenze e, una volta arrivati, rifare tutto da capo ma al contrario, come un film visto al rewind.

Tutto questo sarebbe anche “il meno”, se – tanto per gradire – non ci avesse portato via mesi tra imprecazioni e procrastinazioni.
Il meglio, ovviamente, arriva dal momento in cui la partenza diventa effettiva.
Perché se fosse andato tutto liscio, questo post non avrebbe motivo di esistere.
E qui occorre fare un passo indietro, con una breve premessa.

Oltre a essere una persona maniacale, metodica e con una certa ossessione per l’ordine – se anche solo un’anta o un cassetto non sono chiusi perfettamente, non faccio più vita – ho una fissa con la puntualità che sfiora la perfezione svizzera.
Ho anche dei difetti, comunque non è questo il punto.
Considerando quindi che il nostro treno partiva alle 21:51 e che dalla mia – ormai ex – casa alla stazione bastavano cinque minuti di taxi in orario morto, uscire almeno alle 21:10, per una come me, era il minimo sindacale.
Risultato: alle 21:15 io e mia madre eravamo già sul binario, con due bagagli a testa, più uno zaino (io), una borsa (lei) e un trasportino con gli uccellini ciascuna.
Ma del nostro Intercity Notte, naturalmente, ancora nemmeno l’ombra.

E quando finalmente avrebbe dovuto comparire, la nostra corsa ha pensato bene di accumulare quasi un’ora di ritardo, in perfetto stile Trenitalia.
Durante l’attesa forzata, con mia madre abbiamo quindi passato un’indimenticabile serata sostando presso la banchina come due scappate di casa, tra freddo pungente e un caos degno di una commedia: bambini iperattivi nonostante il tardo orario, gente con pizze da asporto ormai sacrificate ai posteri e l’interminabile monologo di una tizia in preda al panico, decisamente convinta che una volta salita a bordo sarebbe stata derubata o narcotizzata.

Prima ancora di tutto questo, però, avevamo dovuto posticipare il viaggio di qualche giorno per questioni pratiche altre sfighe e così, giusto per sicurezza, mi ero portata dietro entrambe le prenotazioni.
Di conseguenza, quando è arrivato l’Intercity, siamo salite nella carrozza errata poiché, ovviamente, io ho guardato il biglietto vecchio anziché quello valido.
Dopo essere finite nel vagone 4 – sbagliato – abbiamo percorso tutti i corridoi fino al vagone 2 – quello giusto – trascinando bagagli, zaini, borse e trasportini come in una maratona all’inverso, al pari del post-trasloco di cui sopra.

Tuttavia, una volta giunte finalmente al traguardo, ad attenderci non c’erano striscioni, né medaglie, né folle in delirio: solo un’altra amara sorpresa.
Il tanto rinomato “vagone letto relax con doppia cabina intera a uso esclusivo” – a quanto pare l’unica soluzione fattibile con i nostri animali al seguito, e per questo pagata l’ira di Dio – somigliava più a un loculo biposto che a una presunta suite ferroviaria.
Morale della favola, alla fine ci siamo accampate entrambe in basso nell’unico materasso singolo disponibile.
Perché se esiste qualcuno in grado di utilizzare le scale per i letti superiori, specie mentre il treno si butta da un lato come un pilota di MotoGP al Mugello, non siamo certo noi.
Chiunque ci riesca, comunque, ha tutta la mia stima.

Per chiudere in bellezza, l’Intercity non solo era partito fuori orario, ma è riuscito ad arrivare in ritardo anche a destinazione.
Quindi, invece delle dodici ore previste – come se fossero già poche – ne abbiamo collezionate quattordici.
Un viaggio interminabile, degno di un romanzo russo, ma senza la proverbiale vodka: in compenso ci siamo ritrovate con così tante bottigliette d’acqua – tutte abbondantemente offerte dal servizio a bordo – sufficienti per aprire un chiosco di ristoro una volta scese al binario.

E come in ogni (mia) avventura che si rispetti, nemmeno l’epilogo ha interrotto la serie di disgrazie: tra occhiali da vista scomparsi sul treno e un paio di scatoloni misteriosamente evaporati durante il trasloco, abbiamo realizzato che le “sorprese” non erano ancora finite.
Ma a quel punto eravamo talmente stanche che abbiamo deciso di prenderla con filosofia.
In fondo, ogni viaggio lascia indietro qualcosa.
Stavolta è toccato agli oggetti.
Il resto, per fortuna, è arrivato con noi.

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3 pensieri su “L’Intercity Notte e altre punizioni divine”

  1. Io viaggio in treno da anni e mi sono sempre trovata bene, anche nelle cuccette. Forse semplicemente non sei abituata e la situazione ti ha un po’ spiazzata.

  2. Io l’Intercity Notte lo prendo spesso e ogni volta succede qualcosa. Non so se ridere o piangere leggendo questo, giuro. 🤦‍♂️

    1. Per quanto mi riguarda prima e ultima volta che prendo quel tipo di vagone e sicuramente ultima volta per viaggi così lunghi 😂

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