Dopo essermi trasferita sapevo che, volente o nolente, mi sarei dovuta abituare a una nuova casa, a un nuovo ambiente e a nuovi ritmi.
Ma non avevo fatto i conti con lei: la raccolta differenziata in modalità extreme.
E da lì ho capito che non ero pronta a niente.
Nella mia vecchia città funzionava tutto in modo molto semplice.
I bidoni erano fermi in strada, sempre nello stesso posto, pronti ad accogliere qualsiasi rifiuto in qualsiasi momento della giornata.
Tu uscivi, buttavi quello che dovevi buttare e tornavi a casa.
Fine della storia.
Qui no.
Qui la raccolta differenziata è un percorso a ostacoli, una prova di resistenza psicologica per appurare se sei degno di vivere in questo posto o se devi essere rispedito al mittente.
Prima di tutto, i cassonetti pubblici non esistono.
Ci sono i mastelli, contenitori versione home edition che diventano membri aggiuntivi della famiglia.
Ogni sera, infatti, uno di loro – a rotazione – va accompagnato giù, lasciato nel punto stabilito e ripreso la mattina dopo, come in una sorta di affido genitoriale condiviso tra due ex.
E guai a sbagliare turno.
Ogni materiale ha il suo spazio, la sua liturgia, il suo momento sacro.
Se osi portare giù qualcosa di diverso nel giorno non previsto, non è che fanno finta di niente: il tuo bidone resta lì, pieno, in mezzo alla strada, a ricordarti che hai fallito.
A rendere tutto ancora più surreale c’è il fatto che il calendario non è uguale per tutti: varia per zone e si trasforma durante i periodi festivi, in cui, tra comunicazioni discordanti e aggiornamenti dell’ultimo minuto, nessuno sembra più sapere cosa venga ritirato e quando.
E siccome “i guai non vengono mai da soli“, nel frattempo in casa i rifiuti si accumulano come ospiti indesiderati.
Se la plastica ti arriva al soffitto il mercoledì, te la tieni fino al martedì successivo.
E non oso immaginare cosa succederà in piena estate, quando l’umido rischia di trasformarsi in un esperimento di biologia avanzata.
Quanto ai sacchetti, quelli neri sono vietati.
Ovunque li vendono, ma non puoi usarli.
Quindi mi chiedo: esattamente a cosa servono?
A trasportare cadaveri, come il Macellaio di Bay Harbor?
Devi usare unicamente buste trasparenti.
Così chiunque metta mano ai bidoni, può ammirare la tua vita privata in HD come se fossi il protagonista di un reality trash: assorbenti, carta igienica, energy drink, scelte alimentari discutibili… praticamente un discount a cielo aperto.
Poi ci sono le regole incomprensibili.
Piatti e bicchieri di plastica vanno nella plastica.
Posate di plastica nell’indifferenziabile.
Perché?? Mistero.
Magari è l’ennesimo test attitudinale.
Forse è un modo per selezionare i residenti più forti mentalmente.
Oppure è soltanto sadismo da parte di chi ha progettato questo macabro esperimento sociale.
Perché di questo si tratta, sicuramente, altrimenti non si spiega.
Non so ancora se riuscirò mai ad abituarmi.
Forse devo solo accettare il fatto che qui la raccolta differenziata non è un servizio: è una prova di sopravvivenza urbana.
I vecchi bidoni sotto casa, però, li rimpiango ancora: brutti, puzzolenti, sempre pieni. Ma almeno non mi giudicavano.

Questa cosa dei cassonetti è assurda. Da me non è così tragica, ma capisco perfettamente il disagio.
Ti ringrazio per la comprensione perché per me è stato veramente un disagio 😅
Secondo me la stai facendo un po’ più complicata di quello che è. A volte basta guardare la cosa da un altro punto di vista.