Se c’è una cosa che abbiamo in comune noi malati di binge watching, è senza dubbio un’applicazione per noi malati di binge watching.
Almeno fino a quando l’app in questione non decide di chiudere i battenti, lasciandoci allo sbando come serial‑dipendenti in crisi d’astinenza.
È proprio vero che sono sempre i migliori ad andarsene per primi – o quantomeno a farlo nel momento peggiore.
In questi giorni su internet l’addio di TV Time è rimbalzato ovunque, arrivato come un fulmine a ciel sereno e capace di sconvolgere gli utenti peggio della morte del Dottor Shepherd in Grey’s Anatomy.
Di solito non mi metto a inseguire ciò che esplode online, ma stavolta il colpo basso è stato troppo forte per ignorarlo.
Il motivo è semplice: uso TV Time da prima che diventasse mainstream.
Ergo, ho più diritto degli altri di farne un drama.
Per chi vive di serie TV – e per chi si concede film, anime, musical e qualsiasi altra cosa si possa guardare compulsivamente – TV Time è l’immancabile smartwatching che tiene d’occhio la propria forma televisiva.
Quello che ti ricorda cosa stai seguendo, dove sei rimasto, quando esce il prossimo episodio e persino cosa guardavi nel 2015, mentre il mondo reale sembrava più semplice e le notti insonni erano una scelta consapevole.
Il suo vero talento, però, è fare da showrunner della tua vita seriale.
A differenza degli infiniti servizi streaming che consentono di tenere traccia soltanto dei loro contenuti, su TV Time puoi praticamente crearti un unico box set collection: stagioni iniziate, stagioni abbandonate, piattaforme mischiate, titoli evaporati dai cataloghi, episodi lasciati in sospeso come cliffhanger mai risolti…
Insomma, tutto quel caos narrativo che altrimenti ti ritroveresti a gestire in solitaria, senza nemmeno avere un recap sul “dove eravamo rimasti“.
Ma soprattutto, oltre a essere l’archivio digitale delle tue visioni, TV Time è anche un social.
Un luogo virtuale in cui ottenere follower a manetta anche senza essere un’influencer, incrociare tizi sconosciuti che hanno visto esattamente le stesse cose che guardi tu alle cinque del mattino e commentare ogni episodio come se fossimo tutti parte di un rituale collettivo.
Tra liste personalizzate, reazioni, classifiche e gente che condivide il tuo stesso amore platonico verso personaggi che non esistono, TV Time trasforma la tua watchlist in una vera e propria community.
Tuttavia, non nego che negli ultimi tempi l’applicazione ha iniziato a perdere colpi, come un progetto in pre‑produzione rimasto a corto di effetti speciali per colpa del budget ridotto.
Bug ricorrenti, crash improvvisi, messaggi privati spariti come personaggi di una fiction eliminati in off-screen.
Ma il suo plot principale regge ancora e tanto basta, perché in fondo resta pur sempre la mia continuity personale.
A prescindere da tutto, la notizia del Big Ben del 15 luglio 2026 – il giorno in cui TV Time passerà a miglior vita – mi ha costretta a compiere un vile atto di tradimento, alla stregua della famiglia Hightower: cercare una degna sostituta della mia fidata applicazione.
Finora ne ho provate alcune, che vantavano la promessa seducente dell’importazione dei propri dati da TV Time: praticamente l’elisir di lunga vita.
Peccato soltanto che, nel giro di poche ore, i server degli store siano saltati in aria perché tutta la community ha avuto la stessa identica idea nello stesso momento.
Del resto “prevenire è meglio che curare“, e qui si rischia seriamente di perdere nel nulla anni e anni di onorate maratone da piccolo schermo – e dopo il recente backup fallito del mio telefono, direi che ho già dato abbastanza per il momento.
Il vero problema, però, è che per via dell’assalto alle imitazioni di TV Time, tutto è in fase di aggiornamento e assestamento prima della migrazione.
In sintesi siamo tornati agli albori, quando le app nascevano come cantieri aperti e miglioravano un tassello alla volta.
Tutto ciò anche perché, quando un colosso come TV Time annuncia la sua uscita di scena, il web si muove come un cast tecnico chiamato a ricostruire un set in fretta e furia.
Comunque sia, se c’è una cosa che ho imparato in tutta questa storia, è che le serie finiscono, le app chiudono e le certezze digitali durano sempre meno di quanto vorresti.
Le mie disavventure quotidiane, invece, sono l’unica produzione che continua a essere rinnovata stagione dopo stagione.
