Note introduttive

E così, alla fine, ho aperto un blog

“Dobbiamo scrivere un libro!”

Se avessi ricevuto un euro ogni volta che qualcuno me lo ha detto, forse adesso non sarei qui a inaugurare un blog, ma a firmare copie in una storica libreria londinese, fingendo modestia.
E invece come non detto: niente libro (per ora), però finalmente uno spazio personale in cui dare voce alle parole perché è qualcosa che ho sempre amato fare.

Inoltre – dettaglio non trascurabile – sono decisamente logorroica.
Nella teoria, quindi, un mix perfetto per tirare fuori un capolavoro… mentre nella pratica so benissimo che servono ben altre doti per diventare la nuova J.K. Rowling.
Soltanto che, dopo aver assistito all’ascesa mediatica di certi fenomeni editoriali degli ultimi tempi, anche “la (mia) speranza è l’ultima a morire.”

Del resto, non ho certo la pretesa di sfornare un altro tomo stile Guerra e pace, né di rivoluzionare il panorama narrativo, intendiamoci.
Voglio solo soffermarmi sul fatto che oggi scrivono proprio tutti: comici, presentatori, influencer, gente che a malapena coniuga i verbi ma riesce comunque a piazzare un libro in classifica.

C’è chi pubblica improbabili ricette, chi manuali di pseudo‑psicologia, chi si limita a riciclare barzellette ripescate da decenni e chi realizza la propria biografia nell’illusione che possa diventare una serie per Netflix.
E se tanto mi dà tanto, ho deciso di fare qualcosa anch’io raccontando semplicemente la mia vita.
O almeno la parte più comune, più sarcastica e più sfigata perché, per come sono fatta, non potrebbe essere altrimenti.

Sono infatti una persona molto ironica, soprattutto riguardo me stessa.
Faccio battute per sdrammatizzare praticamente tutto, sfortuna inclusa.
Se così non fosse, la celebre frase di cui sopra – “dobbiamo scrivere un libro” – non sarebbe mai nata.
Perché sì, di cose da raccontare ce ne sono, e a volte sembra che il tempo per farlo non sia mai abbastanza.

In fondo, lo scenario peggiore è che nessuno legga questo blog e finisca disperso nel grande cimitero dei contenuti online, sommerso da balletti su TikTok e video di gattini.
Potrei diventare l’equivalente digitale di quei libri abbandonati sulle bancarelle dell’usato, quelli che nessuno sfoglia più da anni, soprattutto da quando la fuga dei cervelli ha lasciato in giro solo professionisti dello swipe.
Ma, onestamente, non sarebbe nemmeno la cosa più assurda capitata nella mia incasinatissima esistenza.

Tuttavia, se c’è qualcosa in cui credo fermamente sono i proverbi, perché quelli sì che ci azzeccano sempre – a dispetto dei Maya.
Quindi, sfiga permettendo, chi vivrà vedrà” e se son rose fioriranno.”

In conclusione: niente libro (per ora), ma solo un blog.
Non ho idea di dove andrà, non so a chi arriverà o se servirà a qualcosa.
Però una cosa è certa.
Avevo bisogno di un posto dove la mia voce potesse continuare a esistere.
E questo è quel posto.

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3 pensieri su “E così, alla fine, ho aperto un blog”

  1. Mi ha fatto sorridere il modo in cui racconti l’inizio del blog. È proprio quel tipo di partenza che ti fa dire “ok, voglio vedere dove va a finire”!

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